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Come vorrei… Vasco Rossi, o quel che ne rimane – Pareri a confronto

La musica è qualcosa che non si descrive, perché parla da sola, di sé e del proprio autore. La si può commentare, giudicare e si può anche cambiare idea discutendone. Però, è banale dirlo, alla fine conta quello che si prova dal momento in cui si schiaccia play.

Ognuno di noi si è sentito parte di una famiglia saltando ad un concerto sulle note di una canzone amata, o si è sentito insultato quando questo o quel grande esperto di musica ha cercato di smontargli il cantante preferito con tesi a suo parere scientifiche ed inattaccabili.

E’ la musica, è l’arte che più di tutte resiste a spiegazioni razionali, un piacere inspiegabile in termini animali e di conservazione della specie, e per questo così incredibilmente puro e speciale.

Poi c’è chi la musica si prende la responsabilità di farla, di scriverla, produrla e persino venderla un tanto al chilo. Che sia solo la magica vibrazione dell’aria prodotta da una chitarra che suona su una spiaggia o un bene di consumo riconosciuto e pensato per essere venduto al più grande numero possibile, alla fine, quello che conta è che sia di qualità, che trasmetta emozioni.

Il segreto per generare qualcosa di bello ed in grado di avere successo, è quello di trovare empatia col pubblico, con una nicchia di esso quantomeno. Ogni epoca ha i propri valori, e disvalori, e il proprio sound. Ci sono band camaleontiche e artefatte come i Thirty Seconds to Mars in grado di cambiare a seconda di come va il vento ed interpretare scientificamente le mode sfornando ogni volta prodotti tecnicamente validi e perfettamente mirati su un target preciso, e poi ci sono i monoliti, quelle band che si sono costruite una maschera uno, dieci, cento o mille anni fa, come gli U2 e metodicamente la ripropongono cambiando due virgole giusto per non fare lo stesso album ogni volta. I primi vengono puntualmente accusati di prostituzione intellettuale, i secondi di essere in qualche modo limitati e ripetitivi (anche se su un livello qualitativo molto alto).

Esiste un terzo caso possibile. Ed è il caso di una band, o un artista, che ad un certo punto della propria carriera inciampa. Per non rialzarsi più. E’ il caso, per chi scrive, di Vasco Rossi. Era il 2001 ed in aprile usciva il suo tredicesimo album in studio, Stupido Hotel.
Melodie orecchiabili e testi accattivanti, cantati nel classico stile del Blasco, tra la leggerezza della rincorsa ad una donna che fa la preziosa e la pesantezza dei flussi di autocoscienza di un uomo che si guarda allo specchio e si trova il volto segnato da profonde cicatrici, ricordo di ferite per lo più auto-inferte.

Siamo al 2014, ed in questi giorni è uscito il nuovo singolo di Vasco, Come vorrei. Dal 2001 ad oggi ha pubblicato altri quattro album e siamo ormai a ridosso della pubblicazione del quinto. Nessuno ha notato niente dal 2004 (uscita di Buoni o Cattivi)? Nessuno ha notato la scomparsa dei testi semplici ma brillanti, prima, e delle melodie orecchiabili fino al risultare esaltanti, poco dopo? Nessuno si è accorto di quanto le parole del Blasco si siano fatte trascinate, prive di ispirazione e cacciate a forza, alla faccia della metrica, su melodie piatte e banali del tutto prive di qualsiasi potere evocativo?

Il video di Come vorrei non fa eccezione. Ballata dal gusto del già sentito col solito testo incastrato che racconta del solito Vasco che cerca di darsi un tono. Ma è di gnocca che parla. Come al solito.

In musica tutto è opinabile, e l’opinione è regina incontrastata (ad eccezione di qualche caso) e per questo motivo ho deciso di chiedere dei pareri in redazione.

Persone diverse, formazioni diverse, gusti diversi. Il primo è un filosofo, un comunicatore ed un chitarrista rock/metal. Il secondo un DJ e tecnico del suono. Il terzo un pubblicista nonché caporedattore di Stunrise.

Marco Grimaldi

Una produzione interessante perché ben fatta dal punto di vista tecnico, per quanto ben lontana dal mio gusto. In tre parole, curata ma trash.

Parlando del brano, il testo per un autore del genere risulta piuttosto rilevante, e qui il pezzo fallisce, risultando banalotto, Fabio Volo style.
La melodia è già sentita, nulla di nuovo, né per lui né per il mondo. Armonicamente è un po’ più interessante delle aspettative, a tratti quasi alla Clapton, ma stiamo parlando comunque di un sound che suona vecchio di almeno 15 anni, forse anche 20.

In conclusione, se uscisse domani un emergente che si chiama Pippo Rossi e lanciasse questo brano, non lo considererebbe nessuno, giustamente. Lui è Vasco Rossi e quindi ok, ma resta del tutto inutile nel senso che non aggiunge niente e se ne può fare a meno con grande serenità.

Ser Olly

Ascoltando il brano, di primo acchito mi è venuto da pensare che se si raddoppiasse la batteria e si mettessero delle chitarre distorte potrebbe essere un pezzo flower punk anni 90/2000 da far gran concorrenza ai Peter Punk, i Moravagine e addirittura i Succo Marcio.

Il fatto invece che questo 62enne scriva dei testi per i giovani o comunque con messaggi rivolti a loro mi fa venire in mente Brian Griffin.
Lui penserà – la fetta di mercato dei 40enni l’ho già presa 25 anni fa, vediamo se riesco a prendermi la fetta più giovane scrivendo sempre delle stesse cose evitando l’eroina che non è più di moda – ed ecco il risultato.

In ogni caso la produzione non si discute, suoni della madonna, un po’ “leggera” per il Blasco dopo la sua escalation metal oriented, scambiata dai più per un attacco di senilità acuta.
Sinceramente a me Vasco Rossi non è mai piaciuto, nonostante sia cresciuto con in casa una sorella, molto più grande di me, Blasco-dipendente. Ogni volta che lo sento mi vien da domandarmi il perché scriva le stesse cose da una vita e abbia ancora un successo così imbarazzante. Poi mi dico, è l’Italia, e come ogni paese, ha un suo marketing, che evidentemente, Vasco  interpreta alla grande.

Rispetto totale per il cantautore che nonostante le difficoltà fisiche e alle volte psicologiche continua a martellare con la sua musica.

Riccardo Bon

Premessa: io a Vasco voglio bene e chi dice di odiarlo è un mentecatto che lo fa solo per partito preso. Passiamo al singolo.

Canzone non peggiore delle ultime “vascate”, ballatona d’amore con lui che cerca di capire la donna, come al solito. Parte migliore la fine (non quando finisce il pezzo eh, proprio la chiusa), con le chitarre ad aiutare un po’ la nenia che aleggia sul pezzo. Abbastanza noioso nel complesso.

Video ben girato, pur con l’inutilità della parte iniziale e di quella finale, perché MTV non esiste più e su youtube puoi mandare avanti fino all’inizio della canzone, e poi stoppare. Camminata di Vasco dentro alla diga che neanche la creatura del dottor Frederick Frankenstein avrebbe saputo far meglio. Memorabile la serie di rime in eh/ah con annessa ampia gamma di gesticolazione delle mani come solo lui sa fare. Figa discreta ma ho visto di meglio.

 




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