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Codeina – Allghoi Khorhoi: come un verme pronto a colpire

I Codeina non sono un gruppo facile. Non è una band che arriva al primo pezzo e ti fa dire “oh, sono punk” o “oh, sono metal”.

Ascoltando i testi è difficile pensare subito “beh, parlano di dolore” oppure “beh, è tutto chiaro”. Vanno riascoltati, punto.

Il gruppo nasce nell’ormai lontano 1998, a cavallo tra Arcore e Seregno, con Mattia (voce e chitarra), Ema (basso e voce) e Ale (batteria e percussioni). Un trio di lunga data che ha già all’attivo un album, Quore hidalgo picaresco, di quattro anni più vecchio rispetto al recentissimo Allghoi Khorhoi. Il nuovo lavoro della band ha un titolo azzeccato: così come l’omonimo e leggendario verme asiatico che si cela nel terreno per colpire le prede con l’acido, dietro ognuno dei dodici pezzi dell’album si nascondono, pronti a colpire con la perfetta coesione degli strumenti e dei testi, i Codeina. Acidi e assassini.

Il genere è tosto da definire: potrei dire stoner, post rock, core, etichette che significano tutto e niente parlando di un mix così vario seppur omogeneo. Già dal primo pezzo Dicembre 22 è chiaro che nulla è lasciato al caso e i colpi di scena sono sempre dietro l’angolo. L’acido si sprigiona da brani come 71, Crepa e Hikikomori, che corrodono con riff grezzi e che non lasciano scampo alla preda nemmeno a livello testuale. Chiude l’album Langley & Homer Collyer, un pezzo strumentale ma efficace: il colpo di grazia del verme, che può tornare sottoterra.

Se capite tutto al primo ascolto siete dei geni.

Socraticamente consapevole di non aver capito ho dovuto riascoltarlo più volte per avere almeno un’idea di cosa ogni pezzo volesse comunicare. Lascio a voi decidere se sia un punto a favore o un limite ma di base non si può prescindere da un ascolto attento. Per i non cultori del genere l’album, anche se vario, potrebbe risultare pesante da sentire per intero, benchè Cascando, pezzo acustico, spezzi la coerente aggressività generale.

L’italiano inganna, non è così semplice capire ogni sfumatura dei testi, al di là che la voce a tratti è sovrastata (forse volutamente) dagli strumenti. É sicuramente un album da ascoltare, anche solo per tirarsela con gli amici per avere capito perfettamente cosa i Codeina vogliono dirci.

VOTO: 3,5 su 5

 

Bonus:

  • testi in italiano dal messaggio mai banale
  • studio di ogni nota ma anche di ogni “rumore”
  • ottima coesione degli strumenti

Malus:

  • voce a tratti sovrastata, difficile capire alcune parole
  • genere poco diffuso e vendibile

 

Tracklist:

  1. 22 Dicembre
  2. Pasta madre
    3.Kiwi
  3. Medea
  4. 71
  5. Cascando
  6. L’appeso
  7. Crepa
  8. Hikikomori
  9. Ieri
  10. Dio ci pulisce
  11. Langley & Homer Collyer



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