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Bluvertigo @ Brianza Rock Festival, Monza – Live Report

È venerdì sera e ci sono i Bluvertigo a Monza per il Brianza Rock Festival. Il tempo fa schifo, la notte prima ho dormito quattro ore ma ci voglio andare, ci devo andare. Sono la massima espressione della musica italiana da 30 anni a questa parte e in più suonano sotto casa, nella città che mi (anzi, ci) ha dato i natali. Imperdibile insomma.

Esco alle 20.30, me la prendo con calma e in un quarto d’ora sono davanti al palco (per i culi comodi come me parcheggio interno a due passi dall’area concerti, tra l’altro); il palco, bello ampio, è nel fronte paddock dell’Autodromo. Recupero l’accredito e mi dirigo verso l’ancora sparuta folla, accalcata sotto ai Santa Margaret che stanno terminando il loro concerto. Birrino facile in attesa di Eugenio Finardi di cui, a dirla tutta, pensavo di conoscere sì e no due canzoni, ma tanto siamo qui, sentiamocelo. Il cantautore milanese suona per un’oretta buona, regalando anche un duetto con Morgan sulle note de L’extraterrestre (una delle due canzoni che conoscevo, l’altra pensavo fosse sua ma in realtà ho controllato su wiki e non lo è) e Amore diverso, il tutto mentre la gente inizia ad arrivare; io mi tengo la mia settima fila, della quale non posso lamentarmi.

Finisce Finardi e sono le 22 e spiccioli. Aspetto dieci minuti e la gola inizia a farsi arsa: jack&cola o ancora birra? Il primo mi tenta, ma lo stand della birra è più vicino e ci mettono di meno a fartela. Altra bionda quindi. Passa un altro quarto d’ora e la gente inizia a mugugnare: vede là sopra roadie, tecnici, fotografi e altre persone sconosciute, ma dei Bluvertigo ancora nessuna traccia.

Saliranno sul palco alle 22.50, dopo 40 minuti di niente (o come li chiama Morgan, “tempi morti”). I ragazzi sembrano pronti, d’altra parte sono a casa loro, e l’inizio ne è la dimostrazione. Primo pezzo Fuori dal tempo: sbam. Non vi annoierò con l’elenco della scaletta, la trovate ovunque, ma ci tenevo a sottolineare con che spirito si è partiti. La pioggia incombe, colpendo forte quando i sei (compresi Marco Pancaldi e Megahertz) attaccano con La crisi; non poteva esserci momento migliore, perché vedere la gente saltellare sotto l’acqua è stata una delle immagini più belle della serata. Si prosegue con altri pezzi dalla “trilogia chimica”, mentre il meteo si placa, con alcune sorprese come Il dio denaro, una canzone difficile che, parola di Morgan, “neanche i Bluvertigo riescono a suonare”; ma anche l’esecuzione de La scimmia di Finardi, ovviamente insieme al suo autore, è stato un bel momento.

Il Castoldi è carico tanto che non vuole lasciare il palco prima dell’encore, continuando a intonare il coro di Andiamo a Londra, ultimo brano concepito dai Bluvertigo (in attesa dell’album, che potrebbe intitolarsi Tuono). Il ritorno porta con sé Always crashing in the same car, cover di David Bowie già inserita nell’album Zero. Poi salutano con convinzione e se ne vanno di nuovo. Le persone non ci credono: “e A.D.V.?” Allora s’intona il ritornello e i Bluvertigo si ripresentano, come se ci tenessero a regalare qualcosa in più in un concerto per loro speciale. Eccola, ma poi questa volta è finito davvero e, nonostante qualcuno resti scettico, la folla si sparpaglia e torna a casa.

Conclusione: non è la prima volta che sento i Bluvertigo live, ma rispetto al concerto dello scorso luglio al Carroponte, questo del Brianza Rock Festival di Monza è stata un qualcosa di più intimo, apparentemente più ricercato. Il Fastour 2014 era ottimo per un’infarinatura generale, nel senso che sarebbe certamente piaciuto di più a un neofita del gruppo, mentre a sto giro i fan più esperti avranno potuto apprezzare qualche perla che i ragazzi non suonavano da qualche tempo. Di certo qualcuno dirà che Morgan ha cantato male, non si ricorda le parole di metà delle canzoni e che nel complesso hanno mancato un attacco su due, ma se cercate la perfezione non venite a questi concerti. Come se non lo sapeste poi.

Domani i Subsonica (e Bugo!), sapendo che prenderò tanta di quell’acqua che mannaggia.




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