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Alt-J – Live Report Assago 2015

Provare a raccontare cosa sono gli Alt-J a qualcuno che non li ha mai sentiti è una sfida praticamente impossibile. Ieri sera alla domanda di mio padre “si, ma che musica fanno questi?” non ho trovato una classificazione che rendesse onore al tutto. Si potrebbe parlare di musica alternative, indie rock, psichedelica ma nessuna categorizzazione esprime adeguatamente il genere che questi ragazzi di Leeds portano in scena ormai in tutta Europa.

Per questo Sabato sera era impensabile saltare un concerto al forum che ha fatto il sold out contro qualunque pronostico (il concerto era originariamente pensato per l’alcatraz ma è stato spostato per la quantità di richieste) e contro lo scetticismo di chi crede che la musica di qualità non stacchi biglietti.

Un regalo di San Valentino per il proprio partner, una scusa per evitare una solitaria serata in casa con gelato per i single ma soprattutto una serata indimenticabile per tutti coloro che aspettavano questo concerto dall’uscita di “An awesome wave”.

Premetto che io per gli Alt-J ho una sorta di venerazione e quindi ciò che segue è parzialmente una rielaborazione distorta di un fan. Astenersi ricercatori di oggettività e guru dei tecnicismi.

Gli Alt-J non hanno fatto un concerto al forum ma qualcosa di molto simile ad una messa, o comunque ad un rituale. Certo gli arrangiamenti e il canto echeggiante di quello della liturgia clericale hanno aiutato ma è stata la totale simbiosi fra pubblico e performer a colpire. Una vera vicinanza spirituale fra chi suona e chi ascolta. Gli Alt-J ci hanno tenuti incollati con gli occhi al palco per un’ora e mezza (poco ma per chi ha solo due dischi all’attivo, ci può stare) e ci hanno trasportato dondolanti e ipnotizzati in un mondo nuovo fatto di sonorità innovative e la voce, irripetibile e irripetuta, di Joe Newman. Se questo weekend si volevano cercare “50 sfumature” il posto migliore non era certamente il cinema ma la voce di quest’uomo, un vero e proprio strumento, capace di toccare le nostre corde più intime.

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L’impressione stando in mezzo alla folla era che il mondo sparisse nel momento in cui gli Alt-J salgono sul palco, che rimanesse solo lo spettacolo, senza un “fuori”, un “prima” ed un “dopo”.  Solo quell’attimo di musica e il luogo di te in cui ti conduce.

La serata si è conclusa con il brano forse più celebre “breezeblocks” (e puntualmente io ero andato in bagno dato che ho il tempismo come dote innata e la birra ha peggiorato le cose) e ha toccato il suo apice emotivo con “Matilda” e “Hunger of the Pine” brano per il quale il forum si è riempito di accendini nel buio … Uno spettacolo da brividi.
Gli Alt-J non sono animali da palcoscenico, loro che probabilmente pensavano di non arrivarci nemmeno, ma a creare l’atmosfera eterea richiesta dal genere sono intervenuti i giochi di luci e colori.
Per il pubblico maschile vorrei anche aggiungere che saper citare 4/5 brani degli Alt-J vuol dire essere già a metà strada per diventare l’uomo ideale di qualsiasi ragazza un po’ alternativa al mondo. Se ha una sciarpa colorata e ascolta gli Alt-J ditegli che la vostra canzone preferita è Taro o Matilda. Non si può sbagliare.

Perdere un concerto del genere è veramente un peccato (malgrado le fisiologiche complicazioni dovute alla scarsa organizzazione dell’ATM per il rientro da Assago) sia per i fan che per i curiosi.  Speriamo di rivedere gli Alt-J presto in Italia e che ancora più persone decidano di abbandonare il gelato e le romantiche cene per una serata positivamente “diversa”.




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