http://stunrise.it/wp-content/uploads/2014/06/07-aerosmith-082707-1050x756.jpg

Aerosmith + Alter Bridge + Extreme – Live Report Rho 2014

Quanto è difficile raccontare un concerto. Giudicarlo oggettivamente poi risulta impresa ancora più ardua.
Troppo forte la carica emotiva, troppo intenso il coinvolgimento, fin troppo facile lasciarsi andare ad improperi o espressioni di godimento.

25 Giugno 2014, Rho Fiera (MI)

The Treatment

Walking Papers

Extreme

Alter Bridge

Aerosmith

Ingeneroso il ruolo di apripista toccata a The Treatment e Walking Papers che per quanto siano stati un buon warm up fisico ed emotivo, e abbiano sfoggiato buonissimi suoni, non hanno certo goduto del massimo dell’attenzione.

Attenzione che è andata a crescere esponenzialmente con l’arrivo sul palco di Extreme e Alter Bridge. Qualche problemino tecnico a livello sonoro si è palesato per chi non si trovasse proprio nelle prime file, il che, unito al fatto di aver assistito al tutto col sole battente sulla testa, ha contribuito ad innervosire la platea, che non ha potuto apprezzare al meglio l’esibizione.

Venendo al sodo, e parlando della prestazione di Mark Tremonti e soci, devo, ahimè, parlare di una leggera delusione. Capaci come sono di infiammare palco e platea con i suoni delle loro chitarre e con l’esplosività della voce di Myles Kennedy, li ho trovati fin troppo rilassati. Sono persino mancati i cori coi quali accendono solitamente le loro canzoni, e con essi l’energia, l’adrenalina, che richiederebbe un pezzo come Fortress, suonato in Italia in questa occasione per la prima volta. Non escludo che la scarsità dei suoni garantiti dall’impianto di Rho non abbia contribuito ad appiattire la performance, ma nemmeno ci metterei la mano sul fuoco.

Erano le 22:00 circa quando finalmente è arrivato il turno degli headliner: gli Aerosmith. L’amore di una vita, il glam fatto band. Si può parlare oggettivamente di un pezzo di storia e di stile di questo calibro? No. Assolutamente no. Ancora vibro con la loro musica che mi risuona tra le tempie. Tyler ha saltato da un lato all’altro del palco come un 20enne, neanche fosse quel ragazzino di Mick Jagger. Il pubblico, ed io con lui, non ha potuto staccargli gli occhi di dosso. Un performer più unico che raro. Con l’adrenalina che a distanza di diverse ore ancora mi rizza i capelli sulla testa, l’unica nota leggermente stonata può dirsi la scaletta, non così lunga come ci si sarebbe potuti aspettare, ma una volta che hai sentito “Love in an elevator” e “Cryin” realizzando il sogno che hai da quando sei bambina, difficilmente puoi perdere tempo a lamentarti. Vedere un tamarro 66enne cantare col ventilatore a spettinargli la ancor folta chioma è un’immagine che non rende giustizia all’immensità di quanto successo su un palco in cui Perry, Whitford, Hamilton e Kramer, musicisti da paura, hanno intrecciato la potenza dei loro suoni a creare una trama sonora unica e incisa nella storia. Tutto perfetto, tutti felici, tutto estremamente figo e, Steven l’ha detto, – “Alla prossima” – e io ci sarò. Sicuramente.

SCALETTA AEROSMITH

Walkin’ The Dog (Rufus Thomas cover)
Eat The Rich
Love In An Elevator
Toys In The Attic
Oh Yeah
Jaded
Cryin’
Livin’ On The Edge
Last Child
Rag Doll
Stop Messin’ Around (Fletwood Mac cover)
Janie’s Got A Gun
What It Takes
I Don’t Want To Miss A Thing
No More, No More
Come Together (The Beatles cover)
Walk This Way
Dream On
Sweet Emotion




There are no comments

Add yours

Rispondi

Hide