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Addio Robin

Chi scrive ha smesso di essere un bambino l’altroieri. Per finta. Chi scrive ha nella testa, prima che le persone, i personaggi, da quelli della propria infanzia a quelli dell’adolescenza, fino a quelli che ci si crea nell’età adulta. Robin Williams, che fosse Peter Pan, Patch Adams o Alan Parrish era uno di essi. E’ uno di essi. Perchè le persone, per quanto paia impossibile, muoiono. Chi è tanto bravo da diventare un simbolo, no. Robin Williams era un sorriso dolce, era una recitazione appasionata, era quella faccia così pacifica che il cattivo proprio non lo poteva interpretare. Robin Williams era l’eterno bambino, giovane e grande al contempo, da sempre e per sempre il volto cinematografico della speranza. La depressione ce lo ha portato via. La persona ha smesso di nascondersi dietro al personaggio per esplodere in tutto il suo dolore, in maniera che nessuna maschera possa più celarlo. Restano i suoi film, restano i ricordi, restano i suoi sorrisi ma ci viene a mancare un uomo dalla straordinaria sensibilità, artistica e umana. E il bambino che scrive, oggi, è decisamente triste.

 




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