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5 Motivi per cui La Musica fa Schifo

La musica, intesa come arte, non vale nulla. La bellezza che ne scaturisce non è misurabile con una bilancia, non è fotografabile né osservabile con un microscopio e non si può vendere “un tanto al kg”.

In due parole, fa schifo.

Nei mesi passati a Stunrise ci siamo misurati con la realtà dell’organizzazione eventi e del booking per un progetto ambizioso come i Tano e L’Ora D’Aria e abbiamo imparato queste 5 cose:

1) Il valore della musica, bella o brutta che sia, non è a lei interno. Non importa che tu abbia l’orecchio di Mozart, la penna di De Andrè o il manico di Steve Vai. Importa quanto pubblico smuovi. E allora sì, la musica vale un tanto al chilo, ma inteso come migliaio di persone che sei in grado di portare ad un tuo concerto. E non stupiamoci se in Italia funzionano, circa, solo le cover band (meglio se di Vasco, Liga o dei Queen): come popolo abbiamo la sensibilità artistica media di un contadino ucraino del XIX secolo.

2) La proposta italiana, a livello di emergenti, è mediamente piatta, poco qualitativa (chi sa scrivere non sa suonare, e chi sa suonare spesso non sa scrivere) e stereotipata (qualcuno ha detto indie?). Ma di questo parlavamo un anno fa, di questo periodo (clicca qui per leggere) ed è co-responsabilità di chi suona e dell’ambiente poco stimolante (poco pubblico, zero soldi, zero tempo).

3) Molti locali sono gestiti come se fossero gli anni 80/90 e la gente non vedesse l’ora di uscire dagli uffici per farsi l’aperitivo con gli amici. La cultura social ha spostato il bar all’interno dei facebook, dei twitter e degli youtube. Se esco da lavoro (ammesso di averne uno) è sui social network che vado ad incontrare gli amici (giusto o sbagliato che sia). Perchè io vada al bar serve che questo mi offra qualcosa che a casa non avrei. E allora a vincere sono solo le offerte “particolari”: dal caffè letterario, ai bar etnici, a quelli in cui si svolgono spettacoli o serate particolari. La birra con gli amici ogni tanto ci sta, ma la posso prendere dal “cingalese che tiene aperto fino a tarda notte e che me la vende a 2 euro al litro”.

4) La musica da sola fa fatica. Casi come i Destrage, che sfondano a livello pressochè assoluto pur venendo da un paese generalmente restio al loro genere (si parla di grandi numeri, non di semplici nicchie) sono l’eccezione che conferma la regola. Perché si riesca a riportare la musica e le piccole band nella quotidianità della gente, e suonare torni ad essere un’attività redditizia (almeno per qualcuno) serve reinventarsi le modalità di fruizione. Bisogna arricchire l’offerta fondendo le arti e trovando nuovi contesti. Chi ce la fa oggi non è il più bravo a scrivere e suonare, spesso, ma è chi fa “qualcosa di più”. Chi comunica valori contemporanei in maniere che vanno oltre la bellezza dell’accordo – che non è il punto forte di casi di successo come Lo Stato Sociale, per dirne uno – e scendono nella comunicazione e nelle regole che la governano.

5) In Italia è tutto difficile. Fuori di luogo comune, è così. Provate ad andare in SIAE a chiedere permessi per organizzare un evento live, le variabili saranno così tante da stordire non solo voi, ma anche l’impiegato di turno. Che poi a seconda di chi vi trovate davanti al desk cambiano le prospettive. Per il primo live firmato Stunrise, ad un primo contatto con SIAE il preventivo delle tasse fu intorno ai 50 euro. Al saldo, con un impiegato diverso, pochi giorni dopo, gli euro diventarono 200. Stesso evento, stesse specifiche, stesso locale precedentemente indicato. Il tutto si concluse con un aperitivo con musica in cui intervennero 150 persone circa (capienza massima) per un profitto che al netto del costo del personale del locale, food and beverage, costi SIAE e pagamento della band (si, incredibile, è una voce che teniamo a mettere a bilancio) fu negativo. Solo il piacere di mettere a curriculum un bell’evento con buona musica e buon cibo, ma con una piccola perdita a livello economico.

Con questo pezzo comincia una nuova stagione di Stunrise.

Stiamo lavorando al sito per renderlo migliore sotto tutti i punti di vista. Grazie a ciò potremo finalmente offrirvi i contenuti della redazione e della divisione audio-video in maniera efficace. L’obbiettivo è un nuovo salto di qualità entro la fine dell’anno, per un progetto che vuole abbracciare a 360° non solo la musica, ma tutto il mondo artistico e creativo contemporaneo per portarlo sempre più verso una dimensione in cui possa crescere e camminare con le proprie gambe, in un paese che più del pane ha bisogno di una ritrovata sensibilità artistica che lo porti a staccarsi dai valori cardine di questo periodo di crisi: figa e gattini.

 




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