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1992: si scrive “Tangentopoli”, si legge “2015″

Dal 24 Marzo, è in onda su Sky quella che è stata presentata come la serie dell’anno. Da un’idea di Stefano Accorsi – come ci ricorda una seguitissima pagina FB – è nata 1992, lo sceneggiato che ci racconta l’Italia ai tempi di Tangentopoli. La serie è una commistione di realtà e fantasia, che dalla valletta arrivista passa per il poliziotto malato di AIDS, contempla un Di Pietro aggiornato ad una versione più cool e più comprensibile, e non manca di regalarci le inconfondibili scarpe lucide di Berlusconi e le sue caratteristiche barzellette.

Ma procediamo per gradi. Oltre ad offrire un immancabile spunto storico e un’occasione di riflessione su un periodo che ha segnato la storia di questo paese –il ruolo emergente della televisione, il mondo marcio dello spettacolo, le stragi di Capaci e Via D’Amelio- 1992 ci dà anche uno spaccato della realtà attuale.

Guardando la serie, la prima cosa che a qualsiasi italiano mediamente colto e mediamente informato sui fatti viene in mente è la famosa frase del Gattopardo

Che tutto cambi, affinché tutto rimanga lo stesso

Perché sì, è cambiato tutto e tutto è ancora sempre uguale. La mafia c’è ancora ed è più ricca e florida che mai, tanto che se potessimo includere il suo fatturato nel PIL non avremmo alcun problema con la Troika.  E sì ancora nel 2015 come nel 1992, si ammazzano i magistrati, in uno sbeffeggio grottesco e tragico della legge. Berlusconi, per quanto rovinato, ridicolizzato, dato per finito e abbandonato da una lunga lista di fedelissimi, è ancora ben presente sulla scena italica e si vocifera una sua – delirante – candidatura a sindaco di Milano. Di Di Pietro è un po’ che non si sente parlare, ma la sua parabola discendente da eroe della patria a politico meno influente della Repubblica è durata abbastanza da imprimercelo nella memoria per sempre. Dell’Utri si è preso una breve vacanza e attualmente si occupa della sua latitanza in Libano e non di un colosso della pubblicità, ma la sua storia è troppo recente perché si possa dire che è davvero cambiato qualcosa.

Di più. Anche le nostre abitudini non sembrano per nulla cambiate. Mangiamo ancora la pasta Barilla, paghiamo ancora per una macchina che non guidiamo – la Fiat – ed è dall’85 che La Repubblica annuncia che sì, sarà l’estate più calda o più fredda degli ultimi trent’anni. La musica sembra leggermente migliorata, ma a guardare la classifica delle hit del 1992 si riconoscono molti nomi noti; da Annie Lennox a Elio e le storie tese, passando per Madonna – che fra l’altro era già Madonna da un po’ nel 1992.

Quello che viene da chiedersi è che cosa diavolo sia successo dell’ondata rivoluzionaria che era stata Tangentopoli e che con qualche smacco la serie Sky ci racconta.

Chi scrive all’epoca era da poco passata agli omogenizzati, ma genitori e altri testimoni attendibili possono descrivere alla nostra generazione quello che per la loro è stato Tangentopoli; l’occasione per eccellenza, la grande, profonda speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che tutto il marcio sarebbe stato spazzato via dalla suprema legge. Che saremmo diventati un paese onesto, un popolo civile. Che non saremmo morti democristiani e o con il proporzionale. Che avremmo continuato a sentirci ricchi e fiduciosi come negli anni ’80 e che avremmo vissuto in un vero paese europeo.

Quello che è successo negli ultimi vent’anni ha smentito una ad una tutte queste belle speranze. Il popolo non è diventato civile e sicuramente non siamo un paese europeo. Anzi, la Repubblica è altrettanto corrotta, altrettanto problematica e altrettanto divisa. Forse, addirittura peggiore. Perché oltre ai mali storici, se ne sono aggiunti degli altri. Uno fra tutti, la sottile, strisciante avversione per tutto ciò che è culturale, elevato, degno di essere discusso e preso con senso critico. La faciloneria, il mondo del fare e non del pensare –ve le ricordate le tre I della riforma Moratti?- il pragmatismo portato all’estremo, hanno cambiato –in peggio- questo paese. Ci hanno resi tutti furbetti e tutti esperti e ci hanno insegnato a disprezzare i tecnici e gli addetti ai lavori –ve lo ricordate cosa si diceva del primo governo Prodi? Tutti professoroni che non hanno piglio per le cose pratiche. Ci hanno portato a guardare con sospetto tutto che è leggermente meglio della nostra mediocrità; per cui sì, siamo diventati un paese contrario al volontariato e non ci piacciono né i volontari in patria né, meno che mai, quelli che se ne vanno in paesi esteri. Per cui sì, ci fidiamo così poco dei professoroni e in generale della classe politica, che si parla di democrazia diretta online, come se la competenza fosse ormai un concetto superato e la maggioranza per quanto becera e incolta dovesse vincere, sempre. Siamo così incazzati che studiamo le foto di due ragazze appena rimpatriate dopo un rapimento e pensiamo che siano troppo grasse per aver davvero subito una prigionia e pensiamo che dovrebbero rendere i soldi del riscatto.

Per cui sì, 1992 ci dice molto di quello che siamo e questa serie targata sky, mediocre sotto altri aspetti, è esemplare in questo senso. Il paese fa schifo, è avido, ingordo, maniaco e ignorante; con una calzante espressione di Enrico Deaglio, il berlusconismo allo stato puro che non parla alla pancia, ma “alle emorroidi degli Italiani”. Ma in 1992 c’è anche la nostra volontà di non morire democristiani, pur di non morire moderati, e di affidarci all’uomo nuovo, al salvatore, a colui che risolverà tutto e che davvero cambierà le cose; che si chiami Bossi, Berlusconi, Grillo o Salvini poco importa.

Ma forse la scena più agghiacciante di tutta la serie è quella in cui Leo Notte beve champagne in compagnia di due escort russe nella sua lussuosa vasca idromassaggio. In sottofondo, l’inno russo di comunista memoria. La sinistra, estrema o moderata, l’ultima cosa ad essere stata calpestata in Italia. Quel vecchio PCI che era una cosa seria e che è stato l’unico a sfuggire allo scandalo di Tangentopoli, non perché non fosse implicato, ma perché la ferrea disciplina di partito imponeva l’assoluto silenzio e chi è stato preso si è beccato trent’anni di galera ma non ha parlato. La sinistra, che dopo aver superato scandali, vent’anni di Berlusconi, procure, malaffare generalizzato e prestazioni elettorali imbarazzanti e aver comunque -quasi incredibilmente- mantenuto una base elettorale solida, uno zoccolo duro di gente che ci sperava, la sinistra è crollata sotto i colpi di un altro uomo nuovo, Matteo Renzi. Non moriremo né socialisti, né democristiani, né berlusconiani. Sarà il caso di iniziare a dire che moriremo renziani.

E la cosa più triste di tutte, è che forse è per il meglio.




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