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10 motivi per andare a vedere 50 Sfumature di Grigio

Ecco, finalmente ci siamo. Il più chiacchierato, più atteso, più scandaloso film dell’anno è nelle sale. Ebbene, l’abbiamo visto e ci siamo fatti un’opinione ben precisa. Questi sono i motivi per cui, sì, dovete proprio andare a vederlo. Nessuno spoiler.

  1. 50 sfumature di grigio non è né un film romantico, né drammatico, né un porno. È la miglior commedia dell’anno, solo che dal trailer non si capisce.
  2. La regia. Tocca il suo apice durante una scena di sesso super hot, che vorrebbe rappresentare la perversione più estrema. Ma vista al rallentatore. Anzi, con la moviola. Manca solo la voce fuori campo di Beppe Bergomi che afferma “Hai ragione, Fabio”.
  3. La trama. Non conosce vie di mezzo. A tratti si può riassumere come: “banale, già visto, cappuccetto rosso ha un intreccio più complesso”. In altri casi con: “ma sei serio?
  4. I dialoghi. Meriterebbero un saggio dedicato, uno studio antropologico, un corso universitario, qualunque cosa. Andrebbero studiati e glorificati e dovrebbero vincere il Pulitzer, il Nobel e la Champions League. Sono talmente orrendi, talmente involontariamente comici e talmente scontati allo stesso momento, che accompagnati dalla regia dei fratelli Cohen avrebbero dato vita a un cult.
  5. “È l’ora del bagnetto”. Questa affermazione da sola vale il biglietto del cinema. Perché sì, vale la pena pagare anche otto euro per sentire un uomo adulto che dice a una donna adulta, con la quale ha appena fatto sesso: “è l’ora del bagnetto”. È un’esperienza di vita. È l’affermazione più lontana da qualsiasi tipo di erotismo che sia mai stata concepita da mente umana. È così trash, che fra dieci anni ci faranno una mostra. Chiunque sia lo sceneggiatore merita tutti i miei complimenti.
  6. Il simbolismo. È così banale che risulta offensivo nei confronti dello spettatore. Alcune scene contengono riferimenti così cretini e ovvi che sembrano urlare: “Capiamo che siete un pubblico di dementi e cerchiamo di aiutarvi in qualche modo”. Menzione speciale la merita la protagonista che succhia provocante una matita con su scritto “Grey”.
  7. Il contratto. Cercherete la maggior parte delle parole menzionate su Google, appena usciti dal cinema. Poi cancellerete la cronologia e salterete a piedi uniti sul vostro smartphone per sicurezza, sperando che non vi abbia visti nessuno. Non fatelo in metropolitana, ecco. Ci sono delle vecchiette. Soprattutto, non cliccate su “immagini”.
  8. Cercare di capire quale sia la scelta stilistica che spiega perché il personaggio di Anastasia Steele non dovrebbe indossare il reggiseno. Lei di base non lo porta; né quando lavora, né quando è a lezione e nemmeno il giorno della sua laurea. Ci chiediamo, perché? È un tentativo di rendere il film vagamente erotico? La Universal aveva finito la biancheria intima? È allergica al cotone solo dalla vita in su?
  9. Rendersi conto che Seattle è la città con il peggior clima del mondo. Piove sempre. È sempre tutto grigio. D’altra parte, tutto in tutto il film è grigio. I palazzi sono grigi, le cravatte sono grigie, i cani sono grigi, le donne si vestono tutte di grigio, il vino è (un Pinot) grigio. Sì, caro regista, ho capito. Ho comprato il biglietto. Sono qui di mia spontanea volontà. Lo so che sto guardando 50 sfumature di grigio. Non c’è bisogno di rimarcarlo, grazie.
  10. La colonna sonora o l’unica vera ragione. E’ veramente bellissima. Tutti gli artisti danno il meglio. Soprattutto Danny Elfman è un genio e ci fa sempre molto piacere ascoltarlo, anche quando non è in coppia con Tim Burton.



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